L’entrata in vigore del Nuovo Codice della Crisi d’impresa e dell’insolvenza (Decreto Legislativo 12 gennaio 2019, n.14), avvenuta il 15 luglio 2022 e che ha aggiornato le disposizioni della Legge 19/10/217 n.155, ha un obiettivo duplice:

  • identificare già dai primi sintomi le aziende in crisi di liquidità, con lo scopo di limitare i danni
  • salvaguardare le attività più meritevoli che stanno vivendo un momento di difficoltà.

Se la legge precedente individuava come indicatori della crisi gli squilibri reddituali, patrimoniali e finanziari, rapportandoli alle caratteristiche dell’impresa e tenendo conto della data di costituzione della stessa, il nuovo Codice introduce una serie di novità interessanti, con particolare attenzione verso la sostenibilità attuale e prospettica dell’indebitamento di natura finanziaria di medio e lungo termine. 

La normativa vigente non fa più menzione degli indici della crisi presenti nella vecchia versione del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza. Tuttavia, è ritenuto a più livelli che il monitoraggio di questi indicatori rappresenti uno strumento prezioso per prevenire eventuali situazioni di crisi. Questi indici sono stati individuati in origine dal CNDCEC – Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili e non sono più in vigore da un punto di vista normativo. 

Si tratta di n. 7 indici di allerta (i primi due validi per ogni tipologia di attività, i successivi cinque considerati “indici settoriali”) che identificano e individuano uno stato di crisi d’impresa.

  1. Patrimonio Netto
  2. DSCR (Debt Service Coverage Ratio) previsionale a 6 mesi
  3. Indice di sostenibilità degli oneri finanziari
  4. Indice di adeguatezza patrimoniale
  5. Indice di ritorno liquido dell’attivo
  6. Indice di liquidità
  7. Indice di indebitamento previdenziale e tributario.

Di seguito un dettaglio di detti indicatori.

Patrimonio netto – In presenza di un patrimonio netto dell’impresa negativo o inferiore al minimo legale, è presumibile uno stato di crisi. A fronte di questa ipotesi, l’azienda si trova davanti a due alternative: la messa in liquidazione o la ricostituzione del capitale sociale d’impresa (ricapitalizzazione) tramite il versamento di risorse da parte dei soci. Un patrimonio netto negativo anticipa la mancanza di prerogative per la continuità aziendale. 

In caso di patrimonio netto positivo, invece, si passa all’analisi del secondo indice di allerta. Questo indice è fondamentale per valutare la solidità finanziaria dell’azienda. È importante notare che un patrimonio netto negativo può anche limitare la capacità dell’azienda di accedere a finanziamenti esterni, dato che gli investitori e le banche spesso valutano la solvibilità basandosi su questo parametro.

DSCR (Debt Service Coverage Ratio) previsionale a 6 mesi – Il DSCR previsionale a sei mesi valuta la prospettiva dell’azienda di sostenibilità dei debiti nei mesi successivi. Questo indice, in particolare, misura la capacità dell’azienda di onorare i debiti a lungo termine, mettendo a confronto l’EBITDA con il totale valore del servizio del debito (dato dalla somma delle rate di rimborso). Con un risultato minore di 1, il flusso di cassa non è sufficiente e l’impresa risulta presumibilmente in stato di crisi. Con risultato maggiore di 1, invece, il flusso di cassa è sufficiente per fronteggiare gli impegni finanziari. Un DSCR sotto l’unità può essere un campanello d’allarme per i creditori e potrebbe portare a condizioni di credito più restrittive, inclusi tassi di interesse più alti o richieste di garanzie aggiuntive.

Indice di sostenibilità degli oneri finanziari – Identifica il rapporto tra gli oneri finanziari e il fatturato di un’azienda. Il valore soglia è compreso tra 1,5% e 3,8%: a fronte di valori maggiori o uguali al valore di soglia, viene acceso il segnale di allerta. Questo indice è particolarmente utile in scenari di fluttuazione dei tassi di interesse o altre condizioni di mercato che possono influenzare il costo del debito, permettendo all’azienda di anticipare cambiamenti nelle sue spese finanziarie.

Indice di adeguatezza patrimoniale – Indice dato dal rapporto tra patrimonio netto e debiti totali. In questo caso il valore soglia è compreso tra 2,3% e 9,4% e il segnale di allerta si attiva in caso di valori minori o uguali alla soglia. L’indice offre, in particolare, una misura della capacità dell’azienda di assorbire perdite potenziali, essendo un indicatore della robustezza finanziaria a fronte di shock economici o finanziari.

Indice di ritorno liquido dell’attivo – Rapporto tra flussi di cassa e totale attivo. I valori soglia variano da un minimo dello 0,3% ad un massimo dell’1,9%. L’indice risulta critico se è minore al parametro settoriale. Analizzare questo indice può aiutare a identificare inefficienze nella gestione delle risorse aziendali o opportunità non sfruttate per ottimizzare gli investimenti in capitale fisso o circolante.

Indice di liquidità – Equivale al rapporto tra il totale delle attività e il totale delle passività a breve termine. Il valore soglia è compreso tra 69,8% e 108%. Essere consapevoli di questo indice è cruciale per la pianificazione finanziaria a breve termine, specialmente in periodi di incertezza economica, per garantire la continuità operativa senza interruzioni.

Indice di indebitamento previdenziale e tributario – Esamina il rapporto tra il totale dell’indebitamento previdenziale e tributario e il totale dell’attivo, con valore soglia compreso tra 2,9% e 14,6%. L’indicatore deve assumere un valore inferiore rispetto alle soglie. Un controllo efficace di questo indice può prevenire problemi con le autorità fiscali e previdenziali, riducendo il rischio di contenziosi legali o penalità che possono gravare sulle finanze aziendali.

Scarica qui breve vademecum sulla crisi d’impresa e su come possiamo aiutare le aziende a prevenirla e/o gestirla.

Di seguito dunque uno strumento di verifica in merito alla sussistenza o meno di segnali di crisi aziendali, aggiungendo ai criteri prima indicati anche il ROE (return on equity), ovvero la redditività del capitale di rischio:

Verifica Soglie Crisi Aziendale – CreazioneDimpresa.it

Verifica Soglie Crisi Aziendale

Analisi degli indicatori di crisi con soglie differenziate per settore

Dati Aziendali

Soglie per questo settore: Seleziona un settore per visualizzare le soglie specifiche

Indicatori Generali

EBITDA / Servizio del debito (capitale + interessi)

(Risultato netto / Patrimonio netto) × 100

(Margine operativo lordo / Oneri finanziari)

Indicatori Specifici per Settore

Attivita a breve / Passivita a breve × 100

Patrimonio netto / Debiti totali × 100

Oneri finanziari / Ricavi × 100

Cash flow / Attivo × 100

* Cash flow = Risultato d’esercizio + Costi non monetari (ammortamenti, svalutazioni) – Ricavi non monetari (rivalutazioni)

(Indebitamento previdenziale + Tributario) / Attivo × 100

Risultati dell’analisi

Medio rischio

La tua azienda mostra alcuni segnali di difficolta che richiedono attenzione

Settore di riferimento:
DSCR 0,0
Valore: 0,0 | Soglia: ≥1,3
ROE 0,0
Valore: 0,0 | Soglia: >5
Copertura interessi 0,0
Valore: 0,0 | Soglia: >3,0
Liquidita a breve 0,0
Valore: 0,0 | Soglia settore: >0
Patrimonio/Debiti 0,0
Valore: 0,0 | Soglia settore: >0
Oneri finanziari/Ricavi 0,0
Valore: 0,0 | Soglia settore: <0
Cash flow/Attivo 0,0
Valore: 0,0 | Soglia settore: >0
Indebitamento/Attivo 0,0
Valore: 0,0 | Soglia settore: <0

Raccomandazioni

  • Migliorare la gestione della liquidita a breve termine
  • Ridurre l’indebitamento attraverso una ristrutturazione del debito
  • Ottimizzare i processi operativi per aumentare l’efficienza
  • Valutare opportunita di diversificazione del business

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